La Torre Sabauda

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La Torre Sabauda

Calasetta rappresenta il secondo nucleo insediativo - in ordine di tempo - sorto in Sardegna per volontà del governo sabaudo. Nel 1754 la Segreteria di Stato del Regno di Sardegna progettò una prima colonizzazione dell'isola di Sant'Antioco, nell'estremità N presso l'insenatura di Calasera e la foce del Rio Topei ma, a causa di controversie con l'arcivescovo di Cagliari, che avanzava diritti di sfruttamento dell'isola, il progetto non ebbe luogo. Solo qualche anno più tardi, nel settembre del 1770, giunse nell'isola una comunità di Tabarchini (genti di origine ligure che sin dal XVI secolo si erano trasferite nella località di Tabarka, presso Tunisi, per praticare nelle acque circostanti la pesca del corallo), che sin da due anni prima aveva presentato richiesta al governo sardo di potersi trasferire nell'isola sulcitana.

Delle operazioni di trasferimento e insediamento dei coloni fu incaricato l'Ordine della Sacra Religione dei Santi Maurizio e Lazzaro, a cui nel 1758 il re Carlo Emanuele III di Savoia concesse l'isola in feudo col compito di ripopolarla. Il progetto della nuova fondazione, elaborato dal luogotenente d'artiglieria Belly, prevedeva un abitato che si sviluppasse secondo il tracciato a reticolo che ancor oggi lo caratterizza. Una volta individuato il fulcro dell'abitato (corrispondente all'attuale piazza Municipio), il Belly tracciò l'asse principale (attuale via Roma), orientato N/E-S/O, sul quale si sarebbero intersecati ad angolo retto gli altri assi viari. Ogni unità abitativa, da costruire con pietra e terra impastata, avrebbe avuto il cortile, la stalla, il fienile e l'orto. la riserva idrica comune avrebbe trovato posto al centro della piazza, mentre la parrocchiale sarebbe stata edificata sul lato N della piazza medesima. La salvaguardia del territorio era assicurata dalla possente torre che ancora oggi domina il centro storico dell'abitato.

Costruita nel 1756 secondo il progetto dell'ingegnere militare Vallin, era presidiata da una guarnigione formata da quattro soldati e consentiva la sorveglianza dello specchio di mare e delle coste tra le isole di Sant'Antioco e di San Pietro e la terraferma, con una visuale di 20 km. Realizzata in conci di pietra vulcanica su un basamento roccioso alla sommità del promontorio verso Carloforte, ha la classica forma a tronco di cono con un diametro di base di oltre 16 m e un'altezza di 11 m al terrazzo. Si compone di due ambienti sovrapposti di cui quello inferiore era l'antica cisterna, unica risorsa idrica per i torrieri, in epoca recente allargata e dotata di un largo ingresso dall'esterno. L'ingresso a 4 m di quota introduce in una camera circolare di 10 m di diametro, coperta con volta a cupola sorretta da un pilastro. Il vano è diviso in più ambienti da alcuni terrazzi. Dalla scala aperta sulla destra del boccaporto e ricavata nello spessore murario, si arriva alla piazza d'armi, oggi irriconoscibile dopo vari interventi cha hanno trasformato merloni, cannoniere e garitte. Attualmente la torre è sede di mostre temporanee e di attività culturali. La parrocchiale, intitolata a San Maurizio, fu edificata soltanto nel 1838 e in un sito diverso da quello previsto nel progetto del Belly, per evitare che la sua mole disturbasse la visuale dalla torre.

A pianta centrale, facciata timpanata e due campaniletti a cupolino, viene attribuita a una prima progettazione di Belgrano di Famolasco, poi a una trasformazione classicistica curata da Carlo Pilo Boyl nel primissimo Ottocento. Storia degli studi La torre è compresa nelle opere sulle fortificazioni costiere in Sardegna.

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